Cosa rende una foto bella? Una piccola analisi della fotografia moderna.

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GENNAIO, 2018

Fotografia
Comunicazione
Composizione

“Se nel mirino vedi una persona lascia perdere. È il suo pensiero che devi ritrarre.”
Qualcuno disse questo a proposito di una “foto bella”.

Perché così come non esiste un manuale di istruzioni per scattare una bella fotografia, al tempo stesso non esiste un formulario che suggerisca quale sia il soggetto vincente o l’attimo giusto da immortalare.

È una questione di fiuto emotivo, di contenuto, di poesia, di animo che deve essere trasposto su carta.

Un’immagine bella può anche essere oggettivamente brutta, non del tutto corretta dal punto di vista tecnico, eppure in grado di emozionare. Quelli che vengono comunemente definiti ”errori” nel campo della fotografia possono anche trasformarsi in pregi o addirittura in scelte stilistiche.

E allora ti starai chiedendo: come provare a mettere ordine a qualcosa che per definizione ordinato non è?

Ci sono dei punti di vista da cui puoi prendere spunto per arricchire la tua sensibilità visiva, educandola al concetto di “bello”.

Bello o non bello: questo è il problema.

È un concetto che abbraccia discipline umanistiche e scientifiche, adulti e bambini, semplicemente per un motivo: la bellezza è quotidiana emozione.

Tutti i giorni siamo circondati da stimoli visivi che reputiamo gradevoli, sensazionali o di poca importanza.

I greci hanno provato a creare la bellezza ideale e nonostante alcuni riconoscano la perfezione delle loro sculture, non gli lascia nulla se non una gradevole visione. Per altri invece l’armoniosità di quelle proporzioni diventa il sublime e li emoziona tantissimo.

Ma tu cosa reputi bellezza? Perché è qui il cuore della questione. Ti sei mai chiesto, prima ancora di trasmetterla in uno scatto, cosa significa per te?

La bellezza non deve essere condivisa da chiunque e non per questo sarà meno bella, a patto che sia tu a reputarla tale. Se sei disposto a difendere uno scatto perché per te è giusto, hai trovato lo spirito vincente.

Se la fotografia è un modo per comunicare, nel momento in cui hai scelto di comunicare qualcosa, questo sarà evidente. Che possa piacere o meno, questo è tutto un altro discorso.

Tu non fotografi per ricevere consensi, ma per dare un messaggio.

Allo stesso modo di come avviene in un dialogo, questo può essere condiviso o meno, ma ci deve essere, altrimenti diventano parole vuote e quindi, scatti vuoti.

Esempio: una giornata di pioggia, il cielo è particolarmente ricco di colori che sembrano essere la tavolozza di un pittore: plumbei e nitidi, forti e deboli, accesi e spenti, ogni nuvola ha un suo percorso e qualcosa da dire. Eppure a te emoziona il riflesso di un ombrello giallo in una pozzanghera scura. Cosa decidi di scattare?

Entrambe sono immagini che evocano un evento atmosferico, ma quello che fa la differenza è il tuo modo di sentire. Quando senti profondamente qualcosa, inevitabilmente finirai per riuscire a trasmetterlo.

Al contrario, difficilmente farai cogliere qualcosa che possa andare oltre ad una semplice immagine, che potrà anche essere reputata gradevole, ma non per questo rimarrà addosso il ricordo di essa.

Ricorda: è quando riuscirai a far impigliare uno scatto addosso a qualcuno che avrai scattato una bella foto.

Possibilità infinite, ma quali assecondare?

Un fotografo ha una fortuna di cui a volte si dimentica: non c’è limite alle sue possibilità. La quotidianità, i posti, le persone, gli eventi atmosferici, i luoghi, le espressioni, il tempo…
Tutte caratteristiche che si possono fermare in un “clic”.

Questa però può essere un’arma a doppio taglio perché se da una parte crea possibilità infinite, dall’altro non si sa da che parte cominciare.

Non sai quali possibilità scegliere? Sceglile tutte. Prova a passare una giornata di furiosa creatività, gioca con il tuo obiettivo, ma datti delle regole altrimenti rischi di creare tutto e non creare nulla.

Esempio: sei in un luogo all’aperto dove ci sono monumenti, persone, particolari, stimoli visivi ovunque. E se tu cominciassi a scattare tutto in modo complessivo, rischieresti di non concludere nulla di qualitativo ma solo quantitativo.

Fai questo gioco: scrivi una lista di tre (o più) parole.

Poniamo il caso che siano cultura, purezza, stupore.

Ora quando siete tu e il tuo obiettivo, quando stai guardando nell’immagine che potrebbe venir fuori, pensa a una di quelle parole.

Se ne corrisponde una, scatta.

Questo piccolo trucco ti sarà utile per i primi passi, per capire quello che ti piace di più e quello che preferisci, per far sì che le possibilità infinite diventino più accessibili e ti possano fare meno timore.

Piano piano acquisirai una consapevolezza automatica, dove saprai riconoscere le possibilità e la potenza di quello scatto, senza tentennare incertezza alcuna e, proprio in quel momento, la tua “bella foto” l’avrai scattata senza essertene accorto.

Un fotografo sa che la luce fa la differenza

“La fotografia è un’arte; anzi è più che un’arte, è il fenomeno solare in cui l’artista collabora con il sole”.

Quando Alphonse de Lamartine pronunciò questa frase, intendeva un concetto molto semplice: la migliore alleata di un fotografo è la luce.

Quando si parla di luce in fotografia non si deve intendere per forza qualcosa di chiaro, anche se viene spontaneo farlo, è un errore comune.

Caravaggio fece la sua fortuna con una luce fioca, lui dipingeva il buio con la luce non la luce con il buio.

Fare riferimento all’illuminazione nel campo fotografico, vuol dire creare un modo per far sì che la luce dia l’effetto desiderato al tuo soggetto

Grazie alla luce la fotografia può cambiare nettamente, sei tu a decidere “la parola” che vuoi mettere in quello scatto e la luce ti aiuta proprio in questo senso.

Esempio: sei in una stanza che non ha finestre, vuoi scattare una foto a una donna che cuce. Puoi usare una luce diretta, fredda, calda, direzionale o diffusa.

Sappi che a seconda della tua scelta, cambierà la maniera in cui viene visto il tuo soggetto, poiché la luce suggerisce l’emozione con la quale guardare uno scatto.

Se questa foto vuole avere lo scopo di raccontare una donna che sta cucendo, con una luce calda sembrerà la nonna di una volta, con la luce fredda sembrerà un tutorial che spiega come cucire.

La sezione aurea può essere un aiuto alla composizione

Non dimenticarti mai che per quanto la tecnologia abbia aiutato molto la fotografia, rimane sempre un supporto e non la base su cui fare affidamento.

In uno scatto tradizionale, il formato di una fotografia nell’obiettivo è sempre quadrato e in alcune circostanze rettangolare, ma mai rotondo o triangolare.

Si tratta di un metodo matematico, chiamato anche “proporzione divina”.

È una spirale molto particolare che, messa in orizzontale e ribaltata sopra e sotto, così come in verticale, aiuta il fotografo a capire le regole della composizione.

Se non sai mai dove mettere il tuo soggetto, se non riesci a individuare la posizione, se non riesci a capire se centrarlo o lasciarlo di lato, aiutati con la sezione aurea.

Immagina che sia all’interno del tuo schermo, supponi il suo perimetro nel tuo obiettivo, visualizza attentamente il soggetto all’interno di questo schema e muoviti di conseguenza per cercare di seguirne i confini.

Da questo passaggio, potrai capire come muoverti di conseguenza. Ricordati che la sezione aurea è utilizzata moltissimo: fiori, piante, galassie, elementi vegetali, corpo umano ecc.

Piccolo trucco: immagina una fotografia come un foglio protocollo quando scrivi un tema. I margini servono come riferimento per rendere il testo armonioso e ordinato, di certo non andrai a mettere le parole tutte attaccate per finire la riga, andrai a capo.

Con la composizione della fotografia succede lo stesso: non andrai a mettere il tuo soggetto completamente a margine e quindi sul bordo, ma lascerai sempre quel tanto che basta per dare alla foto una dignitosa composizione.

La tecnologia: aiuto o ostacolo?

Una foto, oggi, la può fare chiunque. Ma una bella foto, oggi, non la può fare chiunque.

Avere in mano uno strumento che permette di scattare delle immagini non equivale a saperle raccontare. La tecnologia, per questo motivo, è molto rischiosa.

Ha dato una carta di accesso a chiunque mentre prima non c’era questa possibilità. Ad ogni modo sarebbe anche sbagliato non ammetterne l’utilità, ma quando questa va ad agire come aiuto non come fondamenta.

Quando scatti una foto, non pensare “tanto poi la modifico”, la post produzione è parte del processo creativo e va pensata e calcolata fin dall’inizio.
Il tuo scatto dovrà essere il migliore possibile per il messaggio che vorrai comunicare, solo in questo modo anche la post produzione che effettuerai sarà un rafforzativo e non un elemento aberrante ed estraneo.

Utilizzala, quando hai scattato una bella foto, ma anche se si è verificato un imprevisto.

Esempio: hai trovato il tuo scatto perfetto, stai per immortalare una Cattedrale medievale, magari con un bianco e nero che sa di storia e fascino antico, quando un pallone da gioco con cui stavano facendo dei passaggi alcuni bambini nelle vicinanze finisce all’improvviso nella tua fotografia, solo in parte, magari lateralmente.

Ecco in quel caso eliminare il pallone o ritagliarne l’immagine se il margine te lo consente, può essere un aiuto.

Agite sull’intera fotografia con attenzione, un’eccessiva ricerca dell’effetto scenico non sarà creatività bensì finzione.

Le immagini parlano prima ancora che voi gli diate la parola, per questo motivo un bravo fotografo dovrebbe consentire alla tecnologia di esserci, ma con le dovute e famose pinze.

Fonte: tecnicafotografica.net

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Sono un Designer con più di 10 anni di esperienza nel campo della Comunicazione Multimediale, ma soprattutto sono un inguaribile curioso.

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