Neuromarketing e Neurosocial: connessione fra psicologia e engagement?

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DICEMBRE, 2017

Engagement
Psicologia
Marketing

Cosa spinga un utente a compiere un’azione sui social?

Sicuramente se lo chiedono i brand e le aziende che, quotidianamente, faticano per produrre contenuti in grado di raggiungere un alto livello di engagement. “Perchè questo Facebook post ha raggiunto 20.000 likes? Qual è l’immagine migliore da condividere per ricevere più commenti?”

Queste domande sono all’ordine del giorno, e il motivo è semplice: riuscire a capire cosa passa per la mente di un consumatore, è la chiave per catturare la sua attenzione sui social.

Ovviamente non è così semplice, ma c’è una cosa che ci può aiutare in questo e si chiama psicologia, o meglio Neuromarketing. Ma visto che stiamo parlando di social media… perché non chiamarlo Neurosocial?

Qualsiasi sia il termine utilizzato, l’obiettivo finale è fondamentalmente lo stesso: lo studio di tecniche di Social Media Marketing e di comunicazione che, grazie all’aiuto delle neuroscienze, riescano ad influire in maniera più efficace sui processi decisionali del consumatore, in questo caso sulle piattaforme social.

Quali sono queste tecniche?

Storytelling

“Il Marketing non riguarda più solo le cose che fai, ma le storie che racconti.”

 

[Seth Godin]

Si parla ovunque di Storytelling e di come i brand dovrebbero integrarlo nella loro social strategy, ma quanto riesce effettivamente ad influenzare l’utente?

Il 90% degli acquisti online è dettato dalle emozioni che il consumatore prova durante il buyer’s journey: se vuoi che il tuo contenuto funzioni davvero, deve riuscire ad emozionare e a coinvolgere l’utente.

Social proof

Quello del social proof è un concetto molto semplice: descrive infatti il naturale istinto umano che ci porta a fidarci delle testimonianze, delle esperienze e dei consigli di altri consumatori. Una sorta di WOM – Word of Mouth, ma specifico del mondo social.

Uno studio condotto da YotPo su 500 diversi portali web dimostra come il loro traffico sia aumentato del 50% in soli 3 mesi, grazie all’aggiunta di social reviews sulle piattaforme.

Ma perché?

Solitamente, gli utenti danno per scontato che le opinioni e le azioni di altri utenti come loro siano veritiere, e per questo vanno seguite.

Ovvero: se 1.000 utenti hanno comprato un prodotto e hanno lasciato una recensione positiva sulla pagina Facebook, perché non dovrei farlo anche io?

Laughter

Sapevi che quando ridi il tuo cervello produce endorfina, una sostanza che ti rende felice e che cambia letteralmente la tua percezione del mondo esterno?

I brand lo hanno già imparato ed è per questo che fanno a gara per chi sforna contenuti più divertenti ed ironici, per instaurare un rapporto più intimo con l’utente (sfruttando tecniche come ad esempio il real-time marketing).

Ma si sa, non tutti hanno lo stesso senso dell’umorismo, quindi a volte bisogna stare attenti per non inciampare in un #EpicFail 😉

Concludendo, tutte queste tecniche sono volte a far sì che l’utente compia un’azione nei confronti del brand (si spera positiva!), in modo da instaurare una sorta di “connessione psicologica” che inconsciamente lo porti a ricompiere la stessa azione in futuro.

Fonte: ninjamarketing.it

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